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DISTORSIONE TIBIO-TARSICA E POSTURA

L’articolazione tibio-tarsica – comunemente detta caviglia – si compone di tibia, perone e astragalo. Essa è rinforzata da una capsula articolare e da legamenti. Medialmente, il legamento deltoideo, e presenta quattro capi: tibio astragalico anteriore e posteriore; tibio-scafoideo e tibio-calcaneare. Lateralmente, invece, tre capi: peroneo-astragalico anteriore e posteriore; legamento peroneo-calcaneare.

Questa articolazione consente movimenti di flesso-estensione e di prono-supinazione, che, combinati, determinano la rotazione. L’articolazione tibio-tarsica si può considerare come un organo di senso, per la presenza di tanti recettori tendinei, articolari e muscolari. Questi recettori servono per inviare al Sistema Nervoso Centrale (SNC) le informazioni captate dall’articolazione e riguardanti la postura, assicurando un  adattamento posturale per le situazioni della vita quotidiana e dello sport.
Questo meccanismo sensoriale ha, quindi, l’importante scopo di determinare e mantenere il corretto equilibrio del soggetto, garantendo la postura ideale mediante la perfetta centratura del baricentro corporeo, ossia il punto in cui si applica la risultante delle forze di gravità che agiscono nei diversi punti del corpo umano.
Le lesioni in questa articolazione sono frequenti e, in base alla loro entità, si possono classificare in:
distorsioni di 1° grado:  stiramento dei legamenti, senza rottura. Caviglia stabile;
distorsioni di 2° grado: parziale rottura dei legamenti. Tumefazione conseguente a sanguinamento dei tessuti. Parziale instabilità;
distorsioni di 3° grado: completa rottura dei legamenti. Grave instabilità.
Nelle distorsioni di caviglia si assiste ad una serie di eventi tra loro collegati, che portano alla riduzione del controllo propriocettivo – cioè la capacità di conoscere con esattezza la posizione di una parte del corpo nello spazio che ci circonda -. Da questa situazione ne può conseguire un’alterazione della postura generale del soggetto come conseguenza di una serie di adattamenti che il corpo mette in atto per mantenere l’equilibrio e risparmiare energia, limitando così lo stress. Questi adattamenti avvengono soprattutto a livello del bacino, delle catene muscolari anteriori e posteriori degli arti inferiori, del cingolo scapolare e possono, nel tempo, determinare degli squilibri che generano anche problematiche alla schiena.
Il meccanismo più comune che causa la distorsione t.t è rappresentato da una brusca sollecitazione in rotazione interna della caviglia (supinazione), con frequente lesione del legamento collaterale della caviglia, della capsula articolare e di vasi sanguigni.
Può verificarsi in seguito ad un trauma diretto,  per causa indiretta o per un difettoso appoggio sul terreno.
La sintomatologia è costituita da un
dolore spesso acuto, da tumefazione precoce, a volte importante,  da ecchimosi, da deficit funzionale parziale o totale, causato dal dolore che il paziente avverte durante i movimenti dell’articolazione, e da instabilità dell’articolazione tibio-tarsica.
La distorsione t.t. è uno dei traumi più frequenti dell’arto inferiore (38% del totale) e gli sport nei quali questo trauma è più frequente sono: pallavolo (56%), basket (55%), calcio e calcetto (51%), corsa (40%).
E’ sempre consigliabile effettuare un controllo radiografico del piede nel caso del secondo e terzo grado di distorsione, per escludere l’eventuale presenza di fratture o microfratture. Per la valutazione di lesioni capsulo legamentose, è opportuno effettuare una ecografia o eventualmente una risonanza magnetica: tale esame, oltre ad evidenziare queste complicanze, serve per visionare eventuali traumi da impatto della cartilagine articolare della superficie tibiale e astragalica. Una corretta e completa diagnosi ci permette di iniziare il prima possibile una  terapia adeguata.
La manipolazione osteopatica di una caviglia che ha subito una distorsione (ad eccezione della presenza di lesioni importanti)  è molto indicata, in quanto aiuta a ripristinare una corretta biomeccanica di piede e caviglia, allenta le tensioni legamentose e recupera la funzionalità di piede e caviglia, velocizzando notevolmente i tempi di recupero.
Molto importanti sono anche gli esercizi di rinforzo muscolare.  Nella riattivazione motoria, dopo un qualsiasi trauma – distorsivo o meno – ricopre un ruolo fondamentale il potenziamento dei muscoli, in quanto un buon trofismo di questi riduce il rischio di lesioni recidivanti e permette al paziente di riprendere a pieno regime le attività che svolgeva prima del trauma distorsivo.
La rieducazione neuromuscolare della caviglia e del piede generalmente passa attraverso fasi diverse, nelle quali gli stimoli proposti al paziente subiscono un incremento per quantità e qualità. Sarà, inoltre, importante variare il più possibile gli stimoli stessi, cambiando i parametri del movimento (asse, “range” e velocità).
Per la rieducazione propriocettiva si utilizzano solitamente piani instabili, quali le tavolette, ma molto altro è possibile fare sfruttando l’uso di semplici attrezzi, stimoli manuali indotti dal terapista e il carico del paziente stesso sia in acqua che in palestra.

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