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COLITE E MAL DI SCHIENA

La colite, o sindrome del colon irritabile, è un gruppo di condizioni infiammatorie e autoimmuni che colpiscono il colon, ossia il secondo tratto dell’intestino crasso.

La sindrome del colon irritabile (IBS, Irritable bowel syndrome, in inglese) è caratterizzata da diversi sintomi più frequenti sono: crampi, dolore addominale, nausea, costipazione e diarrea. E’ inoltre causa di disagio e stress, ma non è così comprovata la relazione tra danni permanenti all’intestino e malattie gravi, come ad esempio i tumori. La maggior parte delle persone può tenere sotto controllo i sintomi seguendo una dieta corretta, imparando a gestire meglio lo stress e, all’occorrenza, assumendo appositi farmaci.

La ricerca medica non ha ancora scoperto alcuna causa specifica della sindrome del colon irritabile: secondo la teoria più diffusa i pazienti che ne soffrono hanno un colon, o intestino crasso, particolarmente sensibile e reattivo a determinati alimenti e allo stress. Anche il sistema immunitario, che combatte le infezioni, potrebbe essere coinvolto.

La diagnosi, oltre che sulla storia clinica dei sintomi già descritti, si basa sia su dati di laboratorio: VES, albuminemia, ricerca del sangue occulto nelle feci, copro cultura, ricerca di particolari tipi di anticorpi. Viene inoltre svolta sulla base di esami strumentali come l’ecografia addominale, il clisma opaco a doppio contrasto, la scintigrafia, la radiologia diretta dell’addome, la TAC, l’RMN, la colonscopia. La biopsia del tessuto colpito, prelevato tramite l’endoscopia, è l’esame elettivo per la conferma definitiva della diagnosi.

La colonna vertebrale è strettamente collegata ai visceri attraverso il sistema nervoso neurovegetativo, che ha origine dalla colonna stessa e si distribuisce ai visceri, il cui stato influisce, a sua volta, sulla colonna vertebrale. Il sistema nervoso neurovegetativo si divide in s.n. ortosimpatico e s.n. parasimpatico, funziona in maniera autonoma, quindi senza la  nostra volontà, e provvede, tra le altre cose, alla peristalsi (ovvero all’avanzamento delle sostanze contenute all’interno degli organi viscerali cavi), facendo contrarre e rilasciare i muscoli involontari della parete dell’organo.

Ogni organo interno comunica con un segmento vertebrale, ad esempio il fegato e’ collegato alla settima, ottava, nona e decima vertebra dorsale; il rene alla decima, undicesima e dodicesima vertebra dorsale ed alla prima vertebra lombare; il colon ha una grossa rappresentazione vertebrale, che va dalla sesta alla dodicesima vertebra dorsale.

Quindi, capito questo importantissimo collegamento neurologico tra schiena ed organi interni, risulta facilmente comprensibile come, ad esempio, un colon alterato da una cattiva alimentazione, da stress o da altri motivi, possa inviare delle informazioni alterate nel tratto di colonna corrispondente. Si tratta della relazione viscero-somatica; in questo caso si avrà una riduzione di mobilità delle articolazioni tra una vertebra e l’altra di tale zona della colonna e il risultato di tutto ciò sarà il “mal di schiena”.

L’osteopata tratta l’organismo nella sua globalità e non lo divide mai in settori separati e distinti fra loro, grazie alle tecniche manuali riesce a mettere in evidenza un segmento vertebrale in “disfunzione” collegandolo con il viscere perturbato corrispondente, e ad eseguire tecniche viscerali per migliorare la mobilità di quell’organo, in questo caso il colon e infine a liberare quel tratto di colonna bloccato. Vi è anche la situazione opposta, ovvero la relazione somato-viscerale, dove una disfunzione prioritaria della colonna vertebrale induce secondariamente un’ alterazione nella corrispettiva zona viscerale. In conclusione, possiamo dire che lavorare solo sulla schiena, trascurando l’organo e viceversa, non risolve del tutto il problema e quindi ciò può comportare un prolungamento della sintomatologia dolorosa del paziente.

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